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Mauro Soldati nuovo segretario provinciale. Discorso di insediamento PDF Stampa E-mail
giovedì 07 gennaio 2010
Image Care Democratiche, cari democratici,
a tutti voi un caloroso saluto…e un grazie per la presenza alle forze politiche alleate.
A Lorenzo, a tutti noi, e soprattutto alla città di Lodi, un grosso in bocca al lupo per l’importante sfida elettorale che ci vedrà impegnati alle prossime elezioni cittadine, confortati da ciò che è stato fatto in questa città.
Con l’insediamento della nuova assemblea prov.le e l’elezione del Segretario, chiudiamo il nostro percorso congressuale.
Sono state settimane intense che ci hanno permesso di animare un confronto vero, non rituale, senza reticenze. Un confronto ampio, che ha permesso di valutare scelte e metodi organizzativi e politici in senso unitario.
La scelta di affidare la conduzione dell’Assemblea Provinciale ad Enrico Brunetti, va in questa direzione e a lui va il mio personale ringraziamento per la sobrietà e solidità dimostrata nel nostro dibattito e per la sensibilità posta in campo per la ricerca delle soluzioni.
Non c’è alcun dubbio che ci siamo arricchiti reciprocamente, e per questo ringrazio ovviamente anche Roberto per la scelta fatta di fronte al quadro politico determinatosi nel partito e per la disponibilità a lavorare insieme, assumendo un ruolo dirigente con l’assunzione della Vicesegreteria nella Direzione, che verrà presentata all’Assemblea, dopo le feste di fine anno.
Ringrazio tutti voi, per aver dato ulteriore valore al nostro impegno e per le motivazioni che avete saputo infondere.
Se questo congresso ha raggiunto un risultato unitario è certamente per merito di tutti quelli che a vario titolo ci hanno messo la faccia, nella consapevolezza che questo partito ha fame di partecipazione e di coinvolgimento, per cui teniamo aperta la riflessione a partire dall’Assemblea Provinciale per permettere a tutti e a tutte di poter portare il loro contributo al lavoro che ci attende.
Il 25 ottobre, 9.000 lodigiani si sono recati alle Primarie.
Insieme al valore della scelta e della partecipazione, hanno espresso la voglia di un Paese e di un partito diverso, rinnovando la scelta per il Pd.
Sono numeri che rivelano un mondo di passioni e di intelligenze da cui nessuno può prescindere.
Numeri che fotografano la forza di un progetto:
la costruzione di un partito POPOLARE,  come strada maestra per contrastare la deriva populista, a cui il paese è sottoposto.
Usciamo più forti e più determinati da questo congresso.
Tutti noi abbiamo la consapevolezza di dover affrontare un lavoro enorme, in un contesto segnato da una parte dalla degenerazione della vita democratica che rischia di stravolgere ruoli e funzioni delle istituzioni e il concetto stesso della rappresentanza, tradendo i valori di libertà, uguaglianza e dignità della Costituzione, quella Costituzione nata anche dopo gli orrori e sulle ceneri di Auschwitz e lo cito per ricordare a tutti noi la gravità di chi, in questi giorni, ha profanato quel luogo con il furto dell’insegna di entrata.
Il nostro impegno politico oggi si rinnova anche nella difesa dei valori fondamentali della Costituzione, e in ciò, permettetemi una battuta sui fatti che hanno visto coinvolto il Presidente del Consiglio, visto che in questi giorni in molti mi hanno chiesto, e ho ritenuto di non farlo, di intervenire nel dibattito in atto sul quotidiano locale.

Abbiamo subito espresso solidarietà al Pdl locale con un telegramma, senza la necessità dei giornali e senza rispondere alle incomprensibili assurdità che vengono dette, e abbiamo votato in Provincia un ordine del giorno, inizialmente e nella presentazione “molto carico”, condiviso dopo l’accoglimento di alcune nostre modifiche.

Il senso dello Stato di un partito politico e dei suoi esponenti si misura poi nell’ascolto delle Parole del Presidente della Repubblica. Punto e basta.

Non cadiamo in errore, non facciamo quello che sta facendo la destra che vuole fare del fatto un elemento di rilancio politico e di polemica con l’opposizione, con il rischio di alimentare davvero un clima di tensione e scontro, aldilà della dura denuncia dei guasti che questo governo sta producendo al Paese e alla nostra vita.

Noi continuiamo a parlare dei problemi della gente e di come questo governo stia fallendo anche sull’altro aspetto cruciale, quello della crisi economica e sociale che sta allargando sempre più le disuguaglianze colpendo generi e generazioni e divaricando i territori.

Il rapporto Censis 2009 dà un’immagine del nostro Paese decisamente molto critica.

Siamo una società «replicante» che vive «in apnea» in attesa che la crisi finisca.

La crisi è costata più di 760 mila posti di lavoro in un anno e ha messo a dura prova la resistenza delle famiglie.

Se nella tempesta economico-finanziaria, per il 70% circa dei nuclei familiari il reddito mensile è risultato sufficiente a coprire le spese, quasi un terzo si è invece trovato in difficoltà e per arrivare a fine mese si è dovuto ingegnare ricorrendo ai risparmi accumulati nel tempo, dilazionando i pagamenti o chiedendo un prestito. Mentre un contribuente su due dichiara redditi che non vanno oltre i 15 mila.

Il 28,5% delle famiglie, infatti, ha avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito e ha dovuto attingere a fonti alternative. Il 41% è ricorso ai risparmi messi da parte nel passato; in oltre un quarto dei casi (25,4%) uno o più membri ha svolto lavoretti saltuari; il 22,2% ha utilizzato la carte di credito per rinviare al mese successivo i pagamenti; ma c’è anche un 10,5% che si è fatto prestare soldi da parenti o amici, mentre l’8,9% ha fatto ricorso ai prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito.

L'agenda del Presidente del Consiglio ha obbligato il paese a discutere dei problemi suoi e mai dei nostri.
Non è vero che abbiamo la crisi alle spalle e non è vero nemmeno che stiamo meglio degli altri.
Questa maledetta crisi ci deve dare un insegnamento, cioè che la società e l'economia devono darsi la mano; non puoi avere sviluppo economico se speri che arricchendo al massimo il 10% della popolazione questo tiri tutto il treno. Non funziona così. Quel 10% non può mangiare 10 volte al giorno. Bisogna che mangino un po' tutti perché l'economia giri. Se non è così non gira. Quindi un concetto di uguaglianza è un concetto formidabile per creare un'economia più solida, più sicura e più stabile.
Su questi due fronti si gioca la responsabilità politica che assumiamo oggi, per affermare la nostra capacità amministrativa e la nostra idea di società.
La questione è profonda perché investe la capacità del partito di offrire una visione alternativa della società e non solo qualche rimedio diverso, perché dove vince, la destra lo fa anche prescindendo da una lettura esclusivamente economica della vita.
Affermiamo quindi l’identità del partito.
Bene ha fatto Bersani a rilanciare la sfida sulla riforma della politica, tramite:
1.    Il superamento del bicameralismo perfetto e il senato federale,
2.    Una nuova legislazione sui partiti,
3.    nuove norme sui costi della politica,
4.    e una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari.
Questo siamo noi. Questo dobbiamo dire e sostenere.
Siamo disponibili al confronto per una svolta verso una democrazia davvero decidente in grado di proporsi come modello forte e alternativo al leaderismo esasperato.
Il futuro della democrazia in questo Paese, infatti, non può esaurirsi nell’esaltazione del rapporto tra un leader e il popolo, ma deve animarsi di una riscossa civica, in grado di ricostruire coesione attorno ad un modello democratico rinnovato ed efficiente.
Questo siamo noi, persone unite dal fatto che il nostro partito è il principale strumento di cui disponiamo per promuovere questo sforzo.
Un partito dove la centralità e la dignità del lavoro rappresenta il terreno principale del nostro impegno. Con un approccio opposto a quello manifestato dalla Provincia in questi STESSI giorni, dove alla convocazione degli stati generali sul lavoro, l’amministrazione non presenta una sola proposta di lavoro, come se con il cambio e il lungo assestamento, tutto si fosse fermato, consentendosi il lusso di bloccare per due ore le categorie del territorio per ragionare in astratto sul valore della collaborazione.
Oggi l’imperativo per il PD, è INVECE quello di cambiare MARCIA.
Perché questa crisi sta battendo ancora forte sulle imprese e sui lavoratori.
Da gennaio ad oggi in Lombardia abbiamo perso altri 50mila posti di lavoro, nell’ultimo anno nel Lodigiano la cassa integrazione è cresciuta del 900% e gli strumenti di intervento in campo sono ancora i nostri, con un ruolo gestore del Consorzio Lodigiano per i Servizi alla persona, che da carrozzone è diventato la casa di tutti i Comuni del Lodigiano (+ San Colombano).
Di fronte ai tanti casi di chiusure e dismissioni aziendali non ce la si può cavare solo con qualche buon proposito.
Servono risposte forti. A partire dalla certezza dei fondi per gli ammortizzatori per il 2010.
Sul fronte del sostegno ai redditi ribadiamo la necessità di sostenere le richieste del nostro gruppo consigliare in Regione perché aumenti, com’è stato già fatto in altre realtà, la soglia di esenzione Irpef fino a 30mila euro.
Così come chiediamo di poter rideterminare il valore del ticket farmaceutico a fronte del fatto che la spesa per farmaci nell’ultimo triennio si è ridotta, mentre è aumentata la quota a carico dei cittadini.
Occorrono rapidamente interventi di politica industriale per orientare la nostra economia su nuovi settori emergenti: le tecnologie in sanità, i bioprodotti, le energie rinnovabili, l’edilizia sostenibile.
Crediamo prioritario il varo di un piano di riconversione ecologica della nostra economia, così e proprio come si sta facendo a Lodi, dato che abbiamo sempre di più un grande problema di qualità dello sviluppo.
Da domani dobbiamo costruire un rapporto nuovo con i ceti produttivi.
In questi mesi in molti hanno ben descritto la situazione di un vasto mondo di professionisti e produttori che rappresentano l’ossatura fondamentale del nostro sistema produttivo.
Stiamo parlando di artigiani, piccoli imprenditori, professionisti con partite Iva e imprese famigliari.
Gente che si è fatta da sé e che oggi chiede di essere riconosciuta tanto quanto i tradizionali soggetti dell’impresa e del lavoro.
Proprio perché siamo un partito popolare, non possiamo volgere lo sguardo altrove.
Sappiamo che il nostro rapporto con queste realtà in passato non è stato facile, ma oggi, di fronte alle mancate risposte della destra, si apre per noi uno spazio nuovo.
Vogliamo confrontarci su misure concrete: meccanismi di alleggerimento dell’Irap, lo snellimento burocratico e amministrativo, la capitalizzazione dei Confidi, i sostegni alla qualificazione professionale sono solo i primi tasselli di un campo di proposte che avanzeremo.
Così come intendiamo rilanciare la nostra proposta di un intervento rapido da parte di Finlombarda per anticipare i pagamenti della pubblica amministrazione verso il sistema delle imprese.
E’ il momento di cambiare MARCIA
In regione Lombardia, dove viviamo persino il paradosso di un candidato Presidente alla sua 4^ candidatura, quando persino il sindaco di un piccolo comune di poche anime oggi deve rispettare il limite dei due mandati di governo.
Dove dietro a slogan roboanti per l’esaltazione della “libertà di scelta”, troviamo percorsi a senso unico: nella sanità, nella formazione professionale, nel sostegno alle imprese così come in altri ambiti.
Dove s è affermata una pratica di gestione delle cose, anche nelle relazioni fra politica, istituzioni e soggetti privati, spesso chiusa e selettiva E PERSINO DEGENERATIVA.
Dove la sconfitta sul fronte aeroportuale, con il declassamento di Malpensa, rappresenta un fallimento spaventoso per il centrodestra e sul quale non dice più niente nessuno
Dove è evidente la responsabilità politica nel dissesto del sistema ferroviario regionale che scarica ogni giorno sulla vita di migliaia di pendolari costi oramai insopportabili.
Dove manca una seria politica sociale, visto che la nostra regione non ha ancora un fondo stabile per la non autosufficienza e negli asili nido si copre solo il bisogno del 15% dei bimbi da 0 a 3 anni.
Questo è un tema fondamentale per il Lodigiano di oggi, dove la popolazione invecchia e in diverse zone del territorio i nuovi insediamenti vengono abitati da giovani coppie che si allontanano da Milano per trovar casa, e con ciò “allungano” i rapporti familiari con la necessità di avere strutture e servizi adeguati per la cura dei figli di fronte alle necessità lavorative della coppia.
E’ IL MOMENTO DI CAMBIARE MARCIA.
Per sostenere l’amministrazione Comunale di Lodi a partire dagli risultati raggiunti e con UNA NUOVA VISIONE PER IL futuro della città, attraverso progetti civici aperti, coinvolgendo sui programmi tutte le energie disponibili.
Non siamo interessati a riprodurre schemi di alleanze eterogenee e indefinite.
La credibilità di una proposta passa anche dalla chiarezza della sua offerta elettorale ed è per questo che l’obiettivo è quello di affiancare al progetto e al candidato un campo di forze coerenti e solidali con questo sforzo programmatico.
E’ certo, che il Partito Democratico chiamerà a raccolta per questo obiettivo il meglio delle sue energie per un grande lavoro di squadra.
E’ IL MOMENTO DI CAMBIARE MARCIA.
Per la Provincia di Lodi, per svegliare il territorio, per cominciare già a far capire che il Lodigiano merita ben altro di slogan e ostilità.
Permettetemi un riferimento sul bilancio dell’Ente. Ma quale sedia rotta…Il Presidente si sta dimostrando MOLTO capace nel dire cose diverse in contesti diversi, anche contraddicendo se stesso. Abbiamo approvato gli equilibri di bilancio con una relazione ottima (la loro, sul nostro ultimo bilancio) e abbiamo sentito sui giornali il Presidente attaccare il centrosinistra sul Patto di Stabilità, per poi auspicarne la modifica in Consiglio Provinciale, forse anche perché il bilancio di previsione da loro presentato recentemente sfora proprio il patto di stabilità.
Caro Presidente Foroni, si tolga la spilla della Lega nel ricoprire il suo incarico istituzionale e pensi a costruire e non a distruggere. Perché il Lodigiano ha bisogno ben altro.
Tra le mancate misure a favore degli enti locali della legge finanziaria, INFATTI, vi è proprio quella legata al patto di stabilità.

Il nostro partito aveva proposto di sbloccare gli investimenti degli enti locali attraverso una revisione dei vincoli del patto di stabilità sui bilanci.

Questo sarebbe fondamentale per le imprese che lavorano con gli enti pubblici.

Questa decisione consentirebbe di rimettere in circolo circa 40 miliardi di euro oggi inutilizzati.
Inoltre abbiamo proposto un provvedimento sulla certificazione del credito per le imprese creditrici nei confronti della pubblica amministrazione, con la possibilità di accorciare i tempi delle riscossioni, oggi lunghissimi.

Ci deve essere l'immediata sospensione di tutte le sanzioni per il mancato rispetto del patto di stabilità interno per il 2009, sopratutto per gli enti sanzionabili per aver fatto fronte a spese finalizzate a sostenere investimenti, interventi di carattere sociale o di natura obbligatoria.

Un patto di stabilità interno che deve essere immediatamente modificato nei suoi meccanismi, in modo da consentire agli enti locali di sostenere la spesa di investimenti e in modo da rendere sostenibile per il comparto la manovra finanziaria 2010-2012 e per far fare i lavori. Non è accettabile che tutto debba essere finalizzato all’assurdo ponte sullo stretto di Messina.

Il Lodigiano, ovviamente :-), ha bisogno di ben altro.
E qui che si pone il cuore della sfida che dobbiamo lanciare al centrodestra.
U progetto per il futuro.
Già nei prossimi mesi metteremo in campo il principale strumento di identità del PD e del territorio. Nel mese di marzo convocheremo una conferenza programmatica, per definire il nostro NUOVO progetto per il territorio e riaffermare le capacità amministrative del PD.
Noi siamo un partito che vuole concretamente risolvere i problemi e non enfatizzati continuamente, come ad esempio fa la Lega sull’immigrazione, tema sul quale dobbiamo prendere il toro per le corna.
Sgombriamo il campo dalle premesse, ovvie e nelle quali TUTTI ci riconosciamo: i doveri si rispettano e i diritti si riconoscono, i reati si perseguono e i delinquenti si condannano. Proviamo allora a fare questa riflessione.
Le proiezioni demografiche dicono che nel 2025, in Italia, tra i venti e i quaranta anni ci saranno 4,8 milioni in meno di italiani. Non è una previsione, è una certezza. E saranno 1,5 milioni in meno gli italiani tra i quaranta e i sessanta anni, gli unici ad aumentare saranno quelli sopra i sessanta anni. Avremo quindi un vuoto, un vero e proprio buco generazionale, che può provocare un arresto della crescita della nostra società e della nostra economia, perché se i dati, che per la loro oggettività hanno un valore, sono veri, il problema non sarà più solo quello di coprire le basse qualifiche, i lavori che gli italiani non vogliono più fare. C’è e ci sarà sempre più un problema drammatico di assenza di specialisti, di carenza di tecnici, di giovani laureati, di vuoti anche nei punti più avanzati del nostro tessuto produttivo.
Il successo scolastico dei ragazzi stranieri, quindi, non è più o solo questione sociale, ma attiene allo sviluppo complessivo del Paese e volere le classi speciali, come fa il centrodestra, per far acquisire competenze linguistiche e culturali, è inutile e non accettabile,

Lo diciamo chiaro, la Provincia, la Lega non pensi minimamente di mettere in pratica certe idee folli espresse a livello nazionale, non pensi di toccare il Centro Intercultura Tangram, volto a sostenere l’integrazione scolastica dei minori stranieri, e un progetto come Ospedale Interculturale, volto ad assistere le persone straniere che richiedono cure ospedaliere.
Dicono che noi abbiamo favorito “l’immigrazione selvaggia” per i progetti realizzati in questi anni e che occorre una radicale inversione di tendenza. Non sanno nemmeno quello che dicono. Al lato pratico finiscono col riproporre proprio gli stessi nostri progetti e sul sito della Provincia ieri sera compariva l’avviso della riapertura del bando BUONO FAMIGLIA REGIONALE 2009 per i soli cittadini stranieri, nonché la news sul Divieto di segnalazione per i pazienti stranieri irregolari, sulla base della circolare del 27 novembre del Ministero dell'Interno, che ha ribadito il divieto di segnalazione da parte delle strutture sanitarie dei pazienti stranieri irregolari nonostante l'introduzione del reato di immigrazione clandestina.

Non sanno nemmeno cosa stanno dicendo, ma noi sappiamo e dobbiamo dire che i problemi che si registrano sull’immigrazione hanno nomi e cognomi, vedi Bossi/Fini, autori della Legge che regola il fenomeno, in vigore dal 2002 e che non ha prodotto alcun risultato, anzi, ha determinato sacche di emarginazione e illegalità non assolutamente corrette dall’introduzione di nuovi reati, visto la retromarcia che hanno dovuto fare per le badanti e visto il silenzio assoluto che si registra anche qui.
Prendiamo esempio anche qui dalle migliori esperienze europee per affrontare il grande tema del governo del fenomeno migratorio. Vediamo che hanno funzionato dove hanno rafforzato gli strumenti di inclusione, il che significa rispetto dei doveri e conoscenza dei diritti. Ciò vuol dire fare politiche attive, progetti, “non basta fare andare la bocca” accrescendo la responsabilità di aver fallito. La Lega e tutto il centrodestra hanno fallito e sono i responsabili dei problemi che abbiamo.
Noi dobbiamo parlare delle idee che abbiamo per l’Italia. Dobbiamo parlare del Lodigiano e di come le persone vivono in questo territorio. Dobbiamo parlare di “noi” e di come le nostre idee possono affermarsi in un rapporto reale con i cittadini. Dobbiamo parlare della nostra idea di società e di come la realizziamo.

Metteremo in campo alcune iniziative, come la realizzazione di 2 o tre campagne tematiche con le quali sostenere costantemente nel tempo le nostre proposte più forti, al fine di farne bandiera di lavoro e di proposta, rilanciando il confronto con le forze feconde del Lodigiano, lavoratori e imprenditori, parti sociali, volontariato e associazionismo, applicando con metodo le nostre idee e la ramificazione delle nostre proposte, nella consapevolezza che viviamo in una società e in un tempo in cui i luoghi di incontro, di appartenenza e confronto hanno anche localizzazioni diverse.

La rete di internet costituisce un fondamentale terreno di impegno, ma attenzione, non esaurisce o elimina le forme più tradizionali di impegno, ma le completa.

Tra gli altri, c’è un tema tra quelli che definiscono la qualità della nostra vita, che richiede particolare attenzione: l’ambiente, sia per quanto riguarda le decisioni globali e penso di esprimere a nome di tutti la delusione per l’intesa di Copenaghen, sia per le decisioni locali dove un nuovo spettro si intravede per il Lodigiano, l’idea del Canale Navigabile che questa amministrazione provinciale vuole perseguire, distruggendo così il territorio, sulla spinta dell’influenza dell’Expo 2015. E’ assurdo. L’Expo avrà come tema “NUTRIRE IL PIANETA”, con un’attenzione all’acqua, e loro pensano al canale navigabile…Dobbiamo legarci a Milano con le vie d’acqua? Ma scusate, il Lambro non se lo ricorda più nessuno. Il fiume getta nel Po i due terzi degli scarichi della Lombardia, uno dei fiumi più inquinati del mondo, quaranta metri cubi di veleno al secondo, due terzi degli scarichi civili e industriali della Lombardia, l’equivalente del liquame prodotto da undici milioni di abitanti. Vogliono sostenere un progetto che potrebbe sventrare il Lodigiano e costare più di 950 mln di € e non si accorgono di cos’hanno sotto il naso e di quanto quei soldi potrebbero essere decisivi per la salute dei nostri fiumi, e non per quella dei portafogli di qualcuno.

L’idea di una società moderna non può prescindere dalla difesa e dalla valorizzazione dell’ambiente, nel cui incontro si devono creare con efficacia relazioni da portare a sintesi politica, in quanto la salvaguardia dell’ambiente è una forma identitaria del nostro tempo sulla quale occorre credere e investire.

Verrà sviluppato un programma di lavoro per ogni settore, secondo un “modello della qualità” che introduca strumenti organizzativi nuovi, per individuare orientamenti, obiettivi e strumenti per conseguirli. Ogni responsabile di settore dovrà presentare all’Assemblea Provinciale, di concerto con il Segretario, un proprio programma organizzativo di lavoro, attorno al quale definire a sua volta una squadra coerente al raggiungimento degli obiettivi.

Un’organizzazione per essere efficace non può essere semplicemente riprodotta in ogni territorio senza tenere conto delle peculiarità del luogo. Il Lodigiano è caratterizzato da centri piccoli, e per agevolare il lavoro di radicamento dei circoli è necessario che la Federazione evolva il proprio ruolo, acquisendo maggiore operatività, sostenendo e promuovendo l’azione del partito attraverso azioni coordinate con il livello locale e integrative sul piano organizzativo. La Federazione, pertanto, oltre che luogo di incontro, confronto, proposta e sostengo, deve sapersi trasformare in un centro servizi per i circoli PD.

Nella nostra azione sul territorio non abbiamo aree svantaggiate per il PD, semmai strategie differenti, dal momento che in ogni Comune, la nostra condotta deve svolgersi con l’obiettivo di creare una proposta valida per l’amministrazione locale.

Il partito deve funzionare e funzionare bene, per sostenere i circoli e la rete degli amministratori locali, i quali costituiranno una nuova consulta ed eleggeranno al proprio interno il Responsabile, al fine di coordinarsi tempestivamente per gli appuntamenti sovracomunali e per la condivisione delle buone prassi amministrative.

A tal fine, occorre accompagnare il lavoro attraverso la definizione e il funzionamento di reti comunicative nuove tra responsabilità comuni, per condividere dubbi, informazioni, iniziative, azione politica; tenendo presente che sul versante dell’amministrazione locale, individueremo nella Direzione una responsabilità politica per gli Enti Locali, al fine di supportare le Amministrazioni Comunali con decisioni aldilà dell’ordinario.

Per fare tutto ciò dobbiamo avere risorse adeguate agli obiettivi.

A tal fine dobbiamo innovare il modo di gestire il patrimonio a nostra disposizione, attraverso un confronto che partendo dallo storico, sia in grado di prefigurare una gestione futura, finalizzata all’ammortamento dell’investimento, ma anche e soprattutto in termini di ritorno e di vicinanza politica.

Occorre, in pratica, una visione socio/imprenditoriale, perseguendo l’ottimale gestione delle strutture anche come servizio aperto e accessibile, in modo particolare per le realtà dell’associazionismo e del volontariato locale.

Sempre sul versante delle risorse necessarie per la nostra attività politica, oltre all’apporto dei contributi degli eletti e alla crescita tesseramento, dobbiamo mirare ad un’organizzazione diversa delle Feste Democratiche.

Le feste, infatti, sono una validissima occasione di incontro e confronto e sono tra le principali fonti di finanziamento del partito.

Un ruolo insostituibile per rispondere alle necessità economiche che una struttura moderna come la nostra intende perseguire e rinvigorire. In tale considerazione la Festa Provinciale gioca un ruolo decisivo, per la cui programmazione verrà avviato un confronto per collocare dal 2011 tale appuntamento in un periodo temporale nuovo: ad inizio estate.

Occorre, inoltre, definire una modalità organizzativa e gestionale in grado di proporre modelli standard di festa, facilmente impiantabili e autorizzabili per le feste di circolo.

Il partito deve funzionare e formare bene le giovani generazioni, ragione per cui, nell’autonomia statutaria dei Giovani Democratici, deve crescere il confronto con la Giovanile, attraverso incontri periodici tra la Direzione Provinciale PD e la Direzione Provinciale GD, la quale ha dimostrato la sua essenzialità nelle iniziative di raccordo con le politiche nazionali.

Un passaggio anche sulle primarie, diventate parte della cultura materiale del Pd.
Ci sono diverse cose da definire, ma c’è anche un indirizzo di fondo da confermare per costruire le risposte di cui il Pd ha bisogno: il baricentro dei processi di legittimazione delle decisioni conviene ed è bene sia aperto verso la società.
All’assemblea chiedo il mandato a sviluppare questo lavoro predisponendo, innanzitutto, un confronto costante, aperto e positivo, nel rispetto delle responsabilità che oggi assumiamo.
Care democratiche, cari democratici,
Abbiamo di fronte mesi duri ma appassionanti. C’è molto da fare:
La nuova campagna di radicamento dei circoli sui luoghi di lavoro, non dimenticandoci certo del dramma quotidiano delle troppe morti bianche,
La nostra presenza a fianco degli amministratori locali per denunciare le politiche centraliste del governo e smascherare il finto federalismo leghista che sta soffocando le autonomie locali.
A queste aggiungiamo anche un impegno forte per la legalità e contro le mafie anche in Lombardia, a Lodi. Giunga quindi anche da questa Assemblea il nostro saluto e la nostra vicinanza all’attore Lodigiano Giulio Cavalli, oggi costretto a vivere sotto scorta a causa delle pesanti minacce mafiose alle quali è sottoposto.
Nelle prossime giornate completeremo la squadra provinciale del Pd e inizieremo a lavorare a partire da questi temi, con i circoli e con gli alleati politici.
GRAZIE.
 
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